Franz Kafka

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Sunday, June 4, 2017

"La Mia Sera" (My Evening) by Giovanni Pascoli. English translation, with original Italian text. "La Mia Sera" (My Evening) from the collection "Canti di Castelvecchio" (1903)


Giovanni Pascoli in Castelvecchio, early '900s


The following translation of "La Mia Sera" (My Evening) by Giovanni Pascoli, is from the book "The Poems of Giovanni Pascoli: Translated in English, with Original Italian Text," published by LiteraryJoint Press (2017). Also available as Amazon ebook (Free on Kindle Unlimited!)

My Evening




    The day was filled with lightning;
    yet now the stars will appear,
    the silent stars. In the fields
    a short croak of tree-frogs you hear.
    The twinkling leaves of the poplars,
    a lighthearted  joy passes by.
    Daytime, what lightning! what booms!
    How peaceful, the evening time!

    They must open up the stars
    in such a tender and vivid sky.
    There, by the tree-frogs,
    a river monotonously sighs.
    Of all such dark tumult,
    of all such harsh storm,
    a sweet sob is all that is left
    in the damp evening...

Full text of "La Mia Sera" (My Evening) by Giovanni Pascoli, available on "The Poems of Giovanni Pascoli: Translated in English, with Original Italian Text," published by LiteraryJoint Press (2017). Also available as Amazon ebook (Free on Kindle Unlimited!)


From the collection "Canti di Castelvecchio," by Giovanni Pascoli, 1903.

La mia sera


Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c’è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!

Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell’umida sera.

È, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d’oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell’ultima sera.

Che voli di rondini intorno!
che gridi nell’aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l’ebbero intera.
Nè io... e che voli, che gridi,
mia limpida sera!

Don... Don... E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra...
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era...
sentivo mia madre... poi nulla...
sul far della sera.

From the collection "Canti di Castelvecchio," by Giovanni Pascoli, 1903.


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